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Ara pacis

Ara pacis

L’Ara Pacis è l’altare della Pace di Augusto. E’ un altare fatto da Augusto nel nome di Cristo, dedicato alla pace o meglio, relativamente alla divinità che la rappresentava. Si trovava in Campo Marzio ed era un’area consacrata alla celebrazione delle Vittorie. Si trattava di luogo emblematico perché era ad un miglio Romano dal Pomerium, ovvero il limite della città dove il console che tornava da una spedizione militare perdeva tutti i poteri e quindi aveva solo quelli civili non più quelli di tipo militare. È una testimonianza dell’arte augustea e simboleggia la prosperità e la pace raggiunta nell’area nell’epoca della Pax romana.

La storia dell’ Ara Pacis

Il 4 luglio del 13 avanti Cristo, il Senato decise di costruire l’altare dedicato alla pace dopo che Augusto tonrò da una spedizione pacificatrice di 3 anni in Spagna e nell’area della Gallia meridionale. Però solo nel II secolo avanti Cristo, quando ci fu il compleanno della moglie di Augusto, Livia, si decise di concludere questo monumento. Ovvero, l’Ara Pacis. Si trovava sulla Antica via Flaminia ed a pochi centinaia di metri dal fiume Tevere. Infatti, negli anni ha avuto diversi danni causati dall’umidità e dalla presenza dell’acqua. Ad oggi, alcune parti risultano rotte. Nel Medioevo fu utilizzato come una cava di marmo e poi si decise, su richiesta del presidente della Società Piemontese di archeologia e Belle Arti, di riunire i frammenti e di ricostruirlo.

Le modifiche dell’Ara Pacis

L’aspetto originario dell’Ara Pacis è stato ricostruito con una testimonianza fatta da scavi, in base alla ricerca delle fonti e varie raffigurazioni su alcune monete romane. E’ un monumento dal chiaro aspetto propagandistico, importante per mettere in collegamento il legame tra Pax e Augusto. E’ ricco di fregi molto significativi, eleganti e raffinati. Inoltre, è caratterizzato anche da tantissime decorazioni interne. Per chi lo visita c’è anche la possibilità di vederlo con dei proiettori che hanno completamente ricostruito il suo aspetto all’interno. Questo è frutto del progetto “Ara com’era” avviato nel 2016.

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